Ho ripreso a fare aeromodelli dopo circa 30 anni (invecchiando, si sa, si ridiventa bambini) e per imparare a pilotare con calma mi sono costruito un modellone ad ala alta con profilo piano convesso idoneo allo scopo e mi sono messo ai “doppi comandi” con il “manico” del Gruppo come istruttore (per chi non lo sapesse, Maurizio).

Però con un solo modello mi è venuto il “panico da crash” e mi sono chiesto come avrei fatto a continuare nel caso in cui la scassatura dell’unico modello disponibile avesse impedito l’iter della mia istruzione.

Compulsando cataloghi, riviste e manuali vari, italiani ed esteri, ho scoperto l’esistenza dei modelli della ARC di Cremona che con il loro sistema di prefabbricazione integrale in materiale plastico mi garantivano la possibilità di avere in breve tempo la disponibilità di un numero sufficiente di modelli per la mia istruzione di base che prevedevo lunga e travagliata.

Perciò ho comprato e costruito in breve tempo i modelli Ready e Jupiter, risparmiando il Cessna che mi sembrava troppo bello per essere sacrificato alla mia ambizione aeroscolastica ed il Carousel che mi sembrava troppo spinto.

Quanto segue è la cronaca del mio rapporto con queste scatole di montaggio talvolta conflittuale, talvolta amichevole ma sempre soddisfacente.

UNO SGUARDO PANORAMICO - Tutti i modelli sono egregiamente progettati con dimensioni capaci di soddisfare molteplici esigenze dell’aeromodellista medio.

Sono anche state intelligentemente sfruttate economie di scala come la identità di ali ed impennaggi tra il Ready e lo Jupiter.

Tutti i pezzi sono egregiamente rifiniti e precisi nei tagli e nelle dimensioni di modo che non vi sono particolari difficoltà nell’identificazione e nell’assemblaggio tanto che cadono naturalmente al loro posto nel giusto assetto. Solo in alcuni casi, che vedremo, i riferimenti sono generici e tali da poter indurre in errore.

Le sequenze fotografiche di montaggio allegate alla scastola sono estremamente chiare ed ampiamente sufficienti a non ingannare l’inesperto, tuttavia vanno eseguite nell’ordine indicato e con la necessaria attenzione pena gravi errori che possono essere anche irreparabili.

Ottime sono le decals che si collocano molto facilmente malgrado le grandi dimensioni e che determinano, anche in assenza di verniciatura, un aspetto gradevolissimo a tutti e tre i modelli.

Quello che stona dal punto di vista strettamente modellistico è la mancanza di un disegno costruttivo tradizionale o almeno di un trittico particolareggiato. E’ vero che ovvie cautele di esclusiva e di concorrenza possono indurre a non fornire dati dimensionali oltre lo stretto necessario, tuttavia la cautela mi sembra eccessiva dato che qualsiasi modellista medio che abbia un poco i esperienza con il possesso fisico del modello può agevolmene ricavarne un disegno costruttivo, anche semplificato come linee, ma fedele per bracci e superifici.

Se venisse fornito un bel “disegno” classico le scatole potrebbero dirsi perfette ed il rischio “copia” sarebbe comunque minimo.

OPERAZIONI SPECIFICHE - Sufficientemente chiare sono le istruzioni relative al montaggio in generale. Vi è solo una strana carenza circa l’istallazione del motore. Infatti non si offre alcuna specifica indicazione dello spazio disponibile per esso e dei necessari particolari di montaggio ivi compresa l’indicazione di eventuali incidenze richieste.

Il fatto è che sarebbe molto comodo poter montare il motore sul castello al di fuori della fusoliera e poi collocarlo in sito; ma ciò non è consentito dalle dimensioni dell’apertura esistente sulla cappottina motore che è solidale con la fusoliera.

Come conseguenza ho dovuto tagliare integralmente il musetto dal lato del cilindro (vedi foto) per consentire la corretta allocazione dei miei Supertigre 46 (uno vecchio modello ed uno nuovo) sul Ready e sullo Jupiter poiché altrimenti le varie sporgenze del carburatore, del relativo comando e del silenziatore non avrebbero consentito l’appoggio del motore sulle longherine.

Sarebbe stato forse opportuno indicare specificamente i tipi di motore che consentissero di lasciare intatto il musetto e quelli che ne imponessero il taglio potendo essere un trauma per il novizio la drastica soluzione da me adottata che, sinceramente, non è il massimo dell’estetica ma è sicuramente il massimo della praticità.

Così pure non viene data alcuna indicazione sul fissaggio vero e proprio del motore sul castello, se usare i dadi prigionieri o praticare dalla parte opposta della cofanatura appositi fori che consentissero l’accesso con i necessari attrezzi alle teste o ai dadi dei bulloni. Per parte mia avendo sempre “litigato” con i dadi prigionieri ho preferito la seconda soluzione che potrebbe essere suggerita ai meno esperti come alternativa alla prima. Capisco che l’istallazione del motore dovrebbe essere alla portata di tutti, deve però tenersi presente che questo tipo di scatole è specialmente adatto ai più inesperti e perciò ogni indicazione in più è sempre benvenuta,

Infine non viene data alcuna istruzione su come fissare i cavetti trecciati del comando direzionale mediante lo strozzamento degli appositi tubetti di ottone. Questa non è un’operazione usuale nel modellismo aereo e nel contempo presenta aspetti delicati se non si tengono adeguatamente tese le cordine. Per i meno esperti potrebbe presentare una qualche oscurità di esecuzione.

SEQUENZA OPERAZIONI Come ho detto prima è bene seguire la sequenza delle operazioni come descritte poiché altrimenti si rischia di effettuare incollaggi sbagliati e poiché le colle usate sono o epossidiche o cianocrilato ogni errore si paga caro.

In merito vorrei richiamare gli utenti ad una utilizzazione se non maniacale almeno molto attenta. Queste colle sono state inventate evidentemente da gente un po’ dispettosa poiché potendo incollare quasi tutto presentano aspetti subdoli che bisogna conoscere.

I cianocrilati sono assolutamente incolori e molto fluidi per cui è difficile accorgersi se si è data o meno la quantità sufficiente alla bisogna e se la direzione presa dalle gocce sia quella giusta, specialmente quando si usa sul materiale di questi modelli che è inesorabilmente bianco.

Gli epossidici sembrano ma non sono tutti eguali e sulle confezioni commerciali non vi sono indicazioni sufficientemente significative. Possono essere a presa rapida ed allora divengono rapidamente un malloppo solido ed ingestibile; ovvero a presa lenta ed allora, anche se non sembra, hanno un periodo di “colaggio” da controllare attentamente.

Infatti hanno la spiacevole tendenza a dirigersi volentieri verso zone vietatissime quali le inserzioni tra parti fisse e parti mobili (anzi pare che ci prendano gusto ad andare proprio “lì”). Allora occorre intervenire o preventivamente pulendo via l’eccesso, o successivamente girando l’incollaggio in maniera adeguata a far andare il collante dove non fa danni e, possibilmente, rafforzi la saldatura.

Normalmente sia i cianocrilati che gli epossidici che si trovano in comune commercio non sono all’altezza del compito perché tante volte sembrano incollare ma, alla prima sollecitazione, squamano sulla superfici dei pezzi incollati. I migliori risultati li ho avuto con i collanti specifici venduti dalle ditte specializzate in modellismo (come Schaller, Jonathan o simili) oppure con la colla per PVC ed ABS venduta nei negozi di idraulica.

Ovviamente devono essere seguite le istruzioni del produttore da leggere sempre attentamente e, obbligatorio, l’irruvidimento con carta abrasiva delle superfici da incollare.

Infine è salutare norma assemblare il più possibile a secco e vedere se vi sono inconvenienti e solo successivamente procedere ad incollatura.

FINITURA – Essendo un pessimo “pittore” ho accolto immediatamente e senza discutere la possibilità di non verniciare i modelli.

Non me ne sono pentito poichè con le decals fornite l’effetto estetico è comunque molto piacevole.

CENTRAGGIO – Scarsissime sono le possibilità di giocare sulla posizione di servi per ottenere un centraggio senza aggiungere zavorra. Ciò per la ragione che le loro posizioni sono obbligate.

Maggiori possibilità, anche ampie a seconda dei modelli, vi sono per ricevente e batterie poiché il vano serbatoio è sembre abbondante anche se nello Jupiter di scarsa accessibilità.

A questo proposito essendo tale vano molto capiente e la posizione del serbatoio a metà altezza circa, bisogna inventarsi un sistema che lo tenga nella giusta posizione anche se la trova automaticamente poiché il suo tappo rotondo si inserisce perfettamente nel foro della ordinata parafiamma e del castello motore.

Tuttavia è ovvio che non basta, anche da un punto di vista psicologico, ad un sicuro fissaggio di modo che è opportuno procedere al riempimento dei vuoti di tale vano con materiale espanso di una certa consistenza o polistirolo opportunamente sagomato. E’ conveniente anche ricavare con compensato un apposito vano sotto il serbatoio di dimensioni giuste per inserirvi il pacco batterie.

Sarà possibile così facilmente centrare il modello.

Domenico Caputi